“E’ l’animo che devi cambiare,
non il cielo sotto cui vivi”
Ma a volte cambiare aiuta. Una
nuova vita, nuovi amici, nuove avventure.
Il mio primo giorno da studentessa
“Fuori Sede” lo ricordo perfettamente. Era Dicembre, a Roma faceva un freddo
cane. Arrivai in via dell’Archeologia, Tor Bella Monaca, di mattina presto,
valigia a carico e la speranza di non ritrovarmi una psicopatica come
coinquilina. Mia madre avrebbe volentieri evitato di lasciarmi lì, in quel
quartiere che ora, dopo 3 anni, è casa mia e che mi accolse con un’auto bruciata
vicino casa e la minaccia di sparatorie improvvise. Entrata nella hall della
residenza universitaria fui accolta dal Direttore la cui voce mi avrebbe
svegliato praticamente ogni mattina per un anno intero.
La mia stanza era (ed è ancora) l’ultima
del corridoio, al piano terra. Con i miei, mia sorella, un amico di mio padre che vive in
zona e la mega valigia al seguito (in perfetto stile “sono del sud”) giunsi di
fronte alla porta, svegliando per la caciara il ragazzo che mi abitava di
fronte e la cui stanza sarebbe stata tappa fissa per tutto il primo anno in
residenza per partite a Texas Hold’em (i ragazzi giocavano e io giocavo con le
fiches) , a COD (con il quale in un anno non sono mai riuscita ad arrivare
oltre l’arrivo dei cani zombie) o semplicemente per star lì a guadare l’NBA,
Blow (film incredibilmente gettonato che dava il via a voli pindarici e
progetti per proficue attività illegali) e a perder tempo.
La prima sera in via dell’Archeologia,
quando i miei andarono via e mi ritrovai sola in quella stanzetta ancora mezza
vuota, mi addormentai parlando al telefono con mia sorella con già la nostalgia
nel cuore.
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