lunedì 18 marzo 2013

LA MIA ROMA: L'arrivo



“E’ l’animo che devi cambiare, non il cielo sotto cui vivi”
Ma a volte cambiare aiuta. Una nuova vita, nuovi amici, nuove avventure.
Il mio primo giorno da studentessa “Fuori Sede” lo ricordo perfettamente. Era Dicembre, a Roma faceva un freddo cane. Arrivai in via dell’Archeologia, Tor Bella Monaca, di mattina presto, valigia a carico e la speranza di non ritrovarmi una psicopatica come coinquilina. Mia madre avrebbe volentieri evitato di lasciarmi lì, in quel quartiere che ora, dopo 3 anni, è casa mia e che mi accolse con un’auto bruciata vicino casa e la minaccia di sparatorie improvvise. Entrata nella hall della residenza universitaria fui accolta dal Direttore la cui voce mi avrebbe svegliato praticamente ogni mattina per un anno intero.
La mia stanza era (ed è ancora) l’ultima del corridoio, al piano terra. Con i miei, mia sorella, un amico di mio padre che vive in zona e la mega valigia al seguito (in perfetto stile “sono del sud”) giunsi di fronte alla porta, svegliando per la caciara il ragazzo che mi abitava di fronte e la cui stanza sarebbe stata tappa fissa per tutto il primo anno in residenza per partite a Texas Hold’em (i ragazzi giocavano e io giocavo con le fiches) , a COD (con il quale in un anno non sono mai riuscita ad arrivare oltre l’arrivo dei cani zombie) o semplicemente per star lì a guadare l’NBA, Blow (film incredibilmente gettonato che dava il via a voli pindarici e progetti per proficue attività illegali) e a perder tempo.
La prima sera in via dell’Archeologia, quando i miei andarono via e mi ritrovai sola in quella stanzetta ancora mezza vuota, mi addormentai parlando al telefono con mia sorella con già la nostalgia nel cuore.

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